Cerca e cavatura del tartufo, conoscenze e pratiche tradizionali

Iscritto nel 2021 (16.COM) nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità

1.1 Descrizione dell’Elemento

La “cerca ed cavatura del tartufo in Italia” è un insieme di conoscenze e pratiche trasmesse oralmente da secoli, originatosi nei territori tartufigeni italiani che ancora oggi caratterizzano la vita contadina di interi gruppi di portatori e praticanti, i “Tartufai”. Possiedono un’ampia varietà di abilità e conoscenze (climatiche, ambientali, sulla vegetazione, morfologia del suolo) relative sia alla gestione degli ecosistemi naturali forestali, collinari e fluviali, sia al rapporto cane-tartufaio. Tali abilità consentono prima la cosiddetta “cerca”, cioè l’individuazione di quelle aree che favoriscono la crescita spontanea della pianta del tartufo, dalle cui radici deriva il fungo sotterraneo denominato tartufo, e poi l’applicazione della tecnica tradizionale per individuarlo ed estrarlo, la cosiddetta “cavatura”. Quest’ultimo è il risultato sia delle capacità olfattive del cane, migliorate con l’allenamento, sia delle capacità dei portatori, i quali, per mezzo di una apposita vanga detta “vanghetto” o “zappino”, agiscono senza alterare le condizioni del terreno. La pratica dell’elemento permette di mantenere l’equilibrio ecologico e la biodiversità vegetale, proseguendo la tradizione che assicura la rigenerazione biologica stagionale delle specie tartufigene. Tale conoscenza del mondo contadino, già narrata in epoca classica (es. Teofrasto, Apicio), è profondamente legata ad espressioni e tradizioni orali che rispecchiano l’identità culturale locale entrando nei vocabolari volgari. Infatti, esse si tramandano attraverso storie, favole, aneddoti e modi di dire che corrispondono ad espressioni delle abitudini culinarie tipiche del tartufo che sono anche condivise in eventi festivi stagionali.

1.2 Localizzazione geografica e raggio dell’elemento


Le aree del tartufo dove la comunità pratica la cerca e l’estrazione del tartufo si trovano nei boschi puri e misti dell’Appennino, nell’entroterra collinare, nelle zone costiere e ripariali, e intorno a piante isolate dell’ecosistema agricolo. Corrispondono ai territori caratterizzati da una lunga tradizione del tartufo e più densamente popolati da tartufai.
Nord: Colline delle Langhe-Roero-Monferrato; Boschi dell’Alta Val Bormida Savonese, Valli dell’Oltrepò Pavese-Mantovano, del Pò, del Ferarese e della Bassa friulana; Colline delle province di Parma-Reggio Emilia-Modena-Bologna-Rimini. Centro: Crete Senesi, Monte Amiata, Appennino Pisa-Firenze-Arezzo; Appennino delle province di Pesaro-Urbino-Ancona-Macerata-Fermo-Ascoli; Valli Tevere-Chiascio-Topino; Parco fluviale Valnerina-Nera, Colli Orvietani; Boschi appenninici delle province di Perugia-Rieti-Roma-Frosinone. A sud: boschi, fiumi e colline delle province dell’Aquila-Isernia-Campobasso-Avellino-Benevento-Salerno e Alta Val di Sangro; Parco del Matese, Monte Pollino; Gargano, Murgia, Tavoliere Cagliaritano-Sarcidano, Giara di Gesturi-Altopiano nuorese; Parco dei Nebrodi e delle Madonie.

1.3 Dominio(i) dell’Elemento

Dominio/i dell’elemento come patrimonio culturale immateriale identificato ai sensi dell’Articolo 2.2 della Convenzione:
tradizioni ed espressioni orali, ivi compreso il linguaggio, in quanto veicolo del patrimonio culturale immateriale
conoscenze e pratiche relative alla natura e all’universo

Decisione dell’Organo di Valutazione
Comitato Intergovernativo 16.COM 8.B.18

Il Comitato

  • Prende atto che l’Italia ha candidato la Cerca e cavatura del tartufo, conoscenze e pratiche tradizionali (no. 01395) per l’iscrizione nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
  • Ritiene che, dalle informazioni contenute nel dossier, la candidatura soddisfi i seguenti criteri per l’iscrizione nell’Elenco Rappresentativo del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità:

R.1: I detentori e i praticanti dell’elemento possiedono conoscenze sui cicli vegetali, le fasi lunari, le precipitazioni e l’habitat. Conoscenze e abilità vengono trasmesse oralmente dai praticanti senior ai giovani, attraverso l’osservazione e l’imitazione. Le associazioni comunitarie e i musei organizzano anche corsi di formazione per i giovani. La cerca del tartufo è praticata principalmente dagli uomini, ma è cresciuto il numero di praticanti donne. L’elemento impegna l’essere umano nell’ambiente naturale, migliora il benessere psicofisico dei suoi praticanti, è fonte di reddito, ed è associato alle feste popolari L’elemento è in linea con i diritti umani e le pratiche ambientali sostenibili.
R.2: L’iscrizione promuoverebbe una maggiore consapevolezza circa gli elementi che mettono in luce il rapporto tra uomo, animali e ambiente, contribuendo nel contempo alla salvaguardia delle tradizioni locali legate alle comunità rurali, accrescerebbe la consapevolezza dell’importanza generale del patrimonio culturale immateriale e incoraggerebbe lo scambio internazionale tra le comunità coinvolte nella tutela del patrimonio culturale immateriale in relazione ai diritti umani e ambientali. Infine, l’iscrizione aumenterebbe la collaborazione con le Cattedre dell’UNESCO per promuovere la ricerca sui sistemi di conoscenza tradizionali. Il dialogo sarebbe incoraggiato attraverso piattaforme tradizionali e digitali tra le comunità, i gruppi e gli individui interessati all’elemento.
R.3: Le misure di salvaguardia si sono basate sulla costante trasmissione informale tra generazioni. Inoltre, organizzazioni e musei hanno organizzato corsi per la trasmissione dell’elemento, in particolare includendo persone con disabilità. Hanno anche organizzato la raccolta di prove orali da detentori e praticanti, e la mappatura degli habitat e degli spazi naturali legati all’elemento. Lo Stato ha emanato leggi per garantire le pratiche consuetudinarie di cerca ed estrazione, l’addestramento obbligatorio per i giovani e l’addestramento alla cerca del tartufo per i cani. Un insieme ben pianificato di misure è stato proposto e comprende in particolare il rafforzamento della trasmissione informale e formale dell’elemento e l’inclusione dei giovani con disabilità. Le proposte di ricerca, documentazione, promozione e valorizzazione sono trattate nel dossier, con il sostegno tecnico e finanziario dello Stato nonché la partecipazione di associazioni, musei, università e praticanti.
R.4: Le comunità sono state coinvolte nel processo di candidatura dal 2012. Il processo ha incluso varie attività e ha coinvolto detentori e praticanti. I gruppi comunitari e gli individui interessati hanno dato il loro consenso libero, preventivo e informato alla candidatura tramite le associazioni che li rappresentano. La tradizione di mantenere segreti i luoghi di cerca è stata rispettata nel processo di candidatura e nelle proposte di salvaguardia.
R.5: L’elemento è stato inserito nel MEPI – Inventory of Intangible Cultural Heritage Elements a marzo 2020. Il processo di inventario ha coinvolto la partecipazione della comunità (anche attraverso interviste) e sforzi di documentazione, includendo anche organizzazioni non governative, accademici ed esperti. L’aggiornamento, che include la valutazione della vitalità dell’elemento, viene effettuato in linea con il report periodico e in un processo bottom-up.

  • Decide di iscrivere la Cerca e cavatura del tartufo in Italia, conoscenze e pratiche tradizionali nell’Elenco Rappresentativo del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità;
  • Incoraggia lo Stato parte a prestare attenzione al potenziale rischio di una commercializzazione eccessiva dell’elemento e a garantire che qualsiasi sforzo turistico sia monitorato e ben gestito;
  • Incoraggia ulteriormente lo Stato Parte a rimanere concentrato sull’aspetto del benessere degli animali dell’elemento durante la pianificazione e l’attuazione delle misure di salvaguardia;
  • Incoraggia inoltre lo Stato Parte a condividere le esperienze di salvaguardia con altri Stati Parte aventi elementi simili.