L’Italia ha trasmesso tre nuove candidature per il Ciclo 2026 della Convenzione UNESCO per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale (2003). Tre proposte che raccontano tradizioni e storie radicate nei territori, vissute dalle comunità e tramandate attraverso gesti e conoscenze che ne preservano i valori nel tempo.
Le candidature approvate dal Consiglio Direttivo della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO sono: Il presepe, dalle origini a tradizione culturale, e l’arte di crearlo, una candidatura multinazionale con Spagna e Paraguay che, a 800 anni dalla prima rappresentazione vivente della Natività realizzata da San Francesco d’Assisi a Greccio, valorizza la continuità dei saperi artigianali e la dimensione comunitaria di una tradizione oggi condivisa su scala internazionale; Il rito della messa a riposo delle uve della Valpolicella, pratica profondamente radicata nelle colline veronesi, in cui la cura delle uve e le tecniche dell’appassimento si trasmettono naturalmente tra generazioni, rafforzando il legame tra comunità e territorio; Patrimonio alimentare alpino: programmi culturali di salvaguardia promossi dalle comunità, presentata insieme alla Svizzera, Francia e Slovenia per il Registro delle Buone Pratiche di Salvaguardia per valorizzare le tradizioni alimentari alpine e i modelli partecipativi di gestione delle risorse locali.
Il percorso di elaborazione delle tre candidature è stato condotto in stretto raccordo con le comunità e le istituzioni culturali dei territori, grazie al coordinamento tecnico e demoetnoantropologico assicurato dalla Direzione Generale Affari Europei e Internazionali – Servizio II UNESCO.
A margine della presentazione, il Ministro della Cultura Alessandro Giuli ha evidenziato il valore strategico dell’iniziativa, sottolineando come queste proposte rappresentino «un’Italia che custodisce e rinnova le sue tradizioni, assumendo un ruolo attivo nella promozione del patrimonio immateriale a livello globale».
Ha quindi aggiunto il Sottosegretario di Stato alla Cultura con delega all’UNESCO, On. Gianmarco Mazzi, che «La trasmissione di queste candidature all’UNESCO non rappresenta soltanto un passaggio procedurale, ma un vero atto culturale che dà voce a tradizioni ancora vive. Dalla creatività delle comunità presepiali alla sapienza vitivinicola della Valpolicella, fino ai saperi alimentari dell’arco alpino, l’Italia porta sulla scena internazionale pratiche che raccontano identità, appartenenza e futuro. È la testimonianza di un patrimonio culturale dinamico, custodito e rinnovato ogni giorno dalle comunità, che il nostro Paese è orgoglioso di condividere con il mondo».
Nel corso della seduta del 19 marzo 2026, la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO ha inoltre espresso una preferenza per la candidatura del presepe, riconoscendone il valore simbolico e il forte radicamento comunitario. In questo quadro, la candidatura multinazionale del presepe diventa il perno di un percorso che valorizza la pluralità delle tradizioni italiane, rafforzando il contributo responsabile del Paese ai processi UNESCO e alla diplomazia culturale inclusiva, e confermando l’impegno dell’Italia per una cooperazione culturale fondata sul dialogo e sulla salvaguardia condivisa.